Trieste (mercoledì 24 dicembre 2025) — Un quaderno con annotazioni dettagliate, forse contenente elementi utili a ricostruire movente e responsabilità dell’omicidio. È questa una delle ultime piste seguite dagli investigatori della Squadra Mobile della Questura di Trieste nell’inchiesta sulla morte di Nicola Granieri, il 73enne ucciso con un colpo di pistola alla nuca nel salotto del suo appartamento di via Machlig 16. A riportare la notizia è Telefriuli, mentre a distanza di una settimana il caso resta ancora avvolto nel mistero.
di Matteo Della Bartola
Il quaderno sarebbe stato rinvenuto all’interno dell’abitazione della vittima e, secondo quanto trapelato, si tratterebbe di una sorta di “libro mastro” nel quale Granieri annotava con precisione fatti, nomi e forse rapporti legati alla sua attività. L’uomo era infatti conosciuto nell’ambiente dei prestiti di denaro e aveva alle spalle un passato giudiziario non sempre limpido. Proprio da quelle pagine, ora al vaglio degli investigatori coordinati dalla Procura della Repubblica di Trieste, potrebbero emergere indizi utili per dare un volto all’assassino. Al momento, tuttavia, dagli uffici giudiziari non è arrivata alcuna comunicazione ufficiale.
Gli elementi raccolti sulla scena del delitto continuano a sollevare interrogativi. Granieri è stato trovato ucciso in pantofole, particolare che lascia supporre come abbia aperto volontariamente la porta al suo assassino, senza percepire un pericolo immediato. Il corpo giaceva in posizione prona, con le mani incrociate, e sulla schiena era stata appoggiata una camicia a quadri blu, bianchi e azzurri. Un gesto che appare deliberato e che gli inquirenti stanno cercando di interpretare, ma sul quale per ora non vengono fornite risposte ufficiali. Il fascicolo è seguito dal pubblico ministero Andrea La Ganga.
Un’altra possibile fonte di chiarimento, le telecamere interne all’abitazione, non avrebbe però fornito elementi utili all’identificazione dell’autore del delitto. Secondo fonti vicine all’indagine citate da Telefriuli, i filmati non avrebbero restituito immagini decisive.
L’unica videocamera potenzialmente funzionante nella zona sarebbe quella installata da un residente all’ultimo piano del civico 22, tre portoni più in là. «Mi avevano detto che funzionava – racconta una persona che vive nella zona – l’aveva installata dopo alcuni episodi accaduti in passato e a noi residenti non dispiaceva».
Il passato di Granieri resta intanto sotto la lente degli investigatori. Nel 2006 l’uomo era stato coinvolto in un’indagine per contrabbando di sigarette, procedimento concluso con un patteggiamento. All’epoca, la stampa riportò anche di presunti contatti con ambienti insospettabili, alimentando un alone di ambiguità che oggi potrebbe tornare rilevante.
Le indagini proseguono nel massimo riserbo, mentre il quaderno rinvenuto in casa Granieri potrebbe rappresentare uno snodo decisivo per fare luce su un delitto che, a distanza di giorni, continua a presentare più domande che risposte.
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