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Tensioni in Medio Oriente e petrolio: impatto limitato sul Porto di Trieste secondo SIOT

Trieste (mercoledì 4 marzo 2026) — La guerra scoppiata in Medio Oriente in seguito all’uccisione dell’ayatollah Ali Khamenei sta producendo effetti sui mercati petroliferi mondiali, con inevitabili riflessi anche sul Porto di Trieste, scalo in cui la movimentazione di greggio – inserita nella categoria delle rinfuse liquide – rappresenta una quota fondamentale, se non preponderante, dei traffici complessivi.

di Matteo Della Bartola

Un ruolo centrale lo svolge SIOT, la Società italiana per l’Oleodotto Transalpino con sede a San Dorligo della Valle, che attraverso il terminale marino triestino alimenta di petrolio l’Europa centro-orientale tramite l’infrastruttura della Transalpine Pipeline (Tal).

Nel 2025 lo stabilimento Tal ha movimentato oltre 41 milioni di tonnellate di greggio. Più della metà delle forniture proviene da tre Paesi: Kazakistan, Libia e Azerbaigian, che insieme rappresentano quasi il 70% dei volumi complessivi.

Nel dettaglio, dal Kazakistan sono arrivate quasi 14 milioni di tonnellate, dalla Libia 10,3 milioni e dall’Azerbaigian poco più di 4,6 milioni.

Per quanto riguarda invece l’area direttamente coinvolta dal conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, l’incidenza sui traffici SIOT appare più contenuta. I due Paesi del Golfo Persico da cui proviene il greggio destinato a Trieste sono Iraq e Arabia Saudita, con quote rispettivamente del 6,9% e del 5,3%: in termini assoluti, 2 milioni e 846 mila tonnellate per Baghdad e 2 milioni e 224 mila per Riyad, per un totale di poco superiore al 12% del greggio complessivo.

L’elenco dei Paesi di origine comprende altri 13 Stati; tra questi, Norvegia, Stati Uniti, Guyana e Nigeria incidono ciascuno tra il 3,8% e il 2,4% dei volumi totali, mentre gli altri restano sotto il mezzo milione di tonnellate.

Dalla sede di SIOT non emergono particolari preoccupazioni. L’eventuale blocco dello stretto di Hormuz – snodo cruciale per le rotte energetiche globali – avrebbe, secondo l’azienda, un’incidenza marginale sui flussi diretti verso l’Europa centrale attraverso Trieste.

In una nota, la società definisce “limitato” l’impatto della crisi e afferma che “non sussistono evidenze di un potenziale significativo effetto della crisi sui traffici del terminale marino di Trieste e sul sistema dell’oleodotto Tal”. L’esposizione diretta viene descritta come “contenuta”.

La diversificazione delle fonti di approvvigionamento rappresenta, secondo SIOT, un elemento chiave di stabilità, consentendo di garantire continuità nelle forniture verso l’Europa centro-orientale anche in uno scenario internazionale caratterizzato da forti tensioni geopolitiche.

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Tag: , , , , Last modified: Marzo 4, 2026
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