Trieste — Si accende nuovamente lo scontro politico attorno al progetto dell’ovovia. Dopo che il sindaco Roberto Dipiazza ha sollevato gli assessori Bertoli, Lodi e Babuder dagli incarichi legati all’iter dell’opera, dichiarando: “Ho preso in mano tutto il pacchetto: da oggi il referente della cabinovia è il sindaco di Trieste”, è arrivata la dura risposta del Comitato No Ovovia.
di Matteo Della Bartola
Il presidente William Starc parla apertamente di “deriva autoritaria”: “È venuto il tempo di dire un basta definitivo a questo delirio di onnipotenza che scardina i principi di una sana rappresentanza democratica. Bisogna attivare tutto ciò che possa fermare questa deriva”, afferma.
Per il Comitato, la decisione del sindaco evidenzia una perdita di controllo e di buon senso: “Ha sprecato l’occasione dei fondi Pnrr, che avrebbero potuto offrire alla città una mobilità sostenibile. Ora, constatata l’impossibilità di utilizzare i finanziamenti del Mit disponibili solo dal 2027, mette mano alle risorse del bilancio comunale”.
Secondo quanto riportato da Il Piccolo, la Giunta ha infatti approvato una variazione di bilancio urgente, nonostante l’assenza degli assessori di Forza Italia Michele Babuder, Giorgio Rossi e Sandra Savino. I fondi del Mit stanziati dal ministro Salvini, infatti, sono previsti soltanto tra due anni. Dipiazza ha comunque annunciato un viaggio a Roma per tentare una revisione delle tempistiche di erogazione.
Starc interpreta la decisione del sindaco come il segnale di una mancata condivisione interna all’amministrazione: “Se Dipiazza si è avocato le competenze, significa che il progetto non trova più consenso nella Giunta. Gli assessori sono stati privati di risorse previste per opere di loro competenza, per coprire spese dell’ovovia. È arroganza, e arreca danni visibili alla città”.
E aggiunge: “Pensare di usare fondi comunali — frutto di vendita di beni pubblici e tasse dei cittadini — per un’opera non voluta dalla cittadinanza è di una gravità estrema”.
Dalle opposizioni arrivano reazioni durissime.
Il gruppo consiliare del Pd in Consiglio regionale parla di “lieto fine”, perché “Dipiazza si assume da solo la responsabilità dell’opera, liberando gli assessori da un macigno sulle future campagne elettorali. A pagare saranno i triestini. Un atto votato da sei assessori su dieci: la maggioranza non esiste più”.
La segretaria regionale Dem Caterina Conti esorta il centrodestra a “chiudere la partita dell’ovovia”: “Sanno benissimo che dopo cinque anni di mobilitazione, non conviene lasciare lo spettro dell’opera fino alla campagna elettorale”.
Il consigliere Pd Francesco Russo attacca senza mezzi termini: “Cade la maschera e si prolunga un’agonia. Il centrodestra prenda atto e accompagni Dipiazza alla pensione”.
Durissima anche la posizione di Riccardo Laterza, capogruppo di Adesso Trieste in Consiglio comunale: “La manovra di bilancio è vergognosa: blocca più di 30 milioni di euro di risorse comunali. L’avevo già denunciato lo scorso 22 settembre, ma fui accusato di diffondere fake news”.
La scelta di Dipiazza di accentrare su di sé l’intero dossier ovovia sembra dunque aver aperto una nuova frattura, interna alla maggioranza e con una parte crescente della cittadinanza. La polemica, ormai da anni al centro del dibattito pubblico triestino, appare destinata ad accompagnare la città anche nei prossimi mesi, mentre resta incerto il destino di un’opera che continua a dividere profondamente Trieste.
Tag: comitato no ovovia, dipiazza, ovovia, revoca deleghe, tensione, Trieste Last modified: Novembre 21, 2025

