Trieste (domenica 30 novembre 2025) — Una lite violenta nata in un bar di via Baiamonti oltre due anni fa potrebbe trasformarsi in un caso di omicidio preterintenzionale. La vittima, un uomo di 56 anni, era intervenuto per calmare una cliente in forte stato di alterazione alcolica; la donna, in risposta, lo aveva spintonato, facendolo cadere rovinosamente. L’uomo aveva riportato un grave trauma cranico: intubato sul posto e ricoverato d’urgenza, è deceduto circa otto mesi dopo, nel maggio 2024.
di Matteo Della Bartola
Inizialmente la donna era imputata per lesioni aggravate, ma nell’udienza preliminare di ieri il Gup Flavia Mangiante ha prospettato un cambio di qualificazione del reato in omicidio preterintenzionale, rimettendo gli atti al pubblico ministero per ulteriori valutazioni. Questa fattispecie viene contestata quando la volontà dell’autore è quella di commettere un reato meno grave — come percosse o lesioni — ma l’azione provoca, senza intenzione, la morte della vittima.
La decisione del Gup modifica significativamente anche lo scenario sanzionatorio: mentre le lesioni gravi prevedono pene da 3 a 7 anni e le gravissime da 6 a 12, l’omicidio preterintenzionale comporta una reclusione compresa tra 10 e 18 anni.
In aula erano presenti gli avvocati delle parti: Alberto Polacco, legale dei fratelli della vittima costituiti parte civile, e Giovanna Augusta de’ Manzano, difensore dell’imputata. Quest’ultima ha ribadito che, secondo l’accertamento medico disposto dalla stessa Procura, “non esiste alcun nesso eziologico tra la condotta della mia assistita e il decesso della persona offesa”. Il Gup, tuttavia, ha disposto la restituzione degli atti: il procedimento, dunque, dovrà ripartire.
La difesa ricorda inoltre che la donna aveva già chiesto due volte di patteggiare — richieste cui il Pm Alessandro Perogio aveva dato parere favorevole — ma entrambe erano state respinte dal procuratore generale Patrizia Castaldini. L’imputata, nelle precedenti udienze, aveva anche reso dichiarazioni spontanee e offerto un risarcimento, rifiutato dagli eredi.
I fatti risalgono alla sera del 23 settembre 2023: la donna, alterata dall’alcol, aveva chiesto un’ulteriore consumazione al bar, ma al rifiuto del personale aveva perso il controllo. Il 56enne era intervenuto per calmarla, ricevendo lo spintone che avrebbe dato origine al tragico epilogo.
“La decisione del Gup rispecchia la corretta qualificazione giuridica dei fatti”, ha commentato l’avvocato Polacco. Sul fronte opposto, la difesa insiste: “La Procura stessa ha escluso che lo spintone abbia causato la morte”.
Il processo, ora, dovrà ricominciare da capo.
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