Trieste (domenica 30 novembre 2025) — Nuovi elementi emergono attorno alla vicenda di Liliana Resinovich, la donna scomparsa a fine 2021 e ritrovata senza vita all’inizio del 2022, avvolta in due sacchi neri. L’ex titolare della pizzeria Delfino, Alfonso Buonocore, ha rilasciato a Telequattro una testimonianza che riapre interrogativi e tensioni nel caso.
di Matteo Della Bartola
Secondo quanto dichiarato dal ristoratore, anni prima della scomparsa – “nel 2019 o 2020”, ha riferito al Piccolo – Liliana gli avrebbe chiesto proprio due sacchi neri, pregandolo di non parlarne con nessuno. Una richiesta che l’uomo ha raccontato solo recentemente a Sebastiano Visintin, marito della donna, presentandosi spontaneamente alla sua abitazione qualche giorno fa.
A rendere la vicenda ancora più complessa è il riferimento a un presunto carabiniere: “Un tale Enzo”, ha affermato Buonocore nell’intervista televisiva, sostenendo che sarebbe stato proprio questo militare a consigliargli, all’epoca, di non riferire nulla alle forze dell’ordine circa la richiesta dei sacchi.
Il ristoratore ha inoltre lamentato il fatto di essere stato registrato da Visintin senza saperlo: “Non potevo sapere che mi stava registrando, si parlava a quattr’occhi”, ha detto a Telequattro. La registrazione, poi pubblicata dal Piccolo, non lo avrebbe comunque indotto a ritrattare: Buonocore ha confermato la sua versione anche al quotidiano, dichiarando di aver “agito in buona fede”, con l’intento di aiutare gli inquirenti.
Il ristoratore ha infine aggiunto di essere pronto a comparire davanti alle autorità qualora venisse convocato: “Ho messo la faccia perché non ho nulla da nascondere”.
La testimonianza apre nuovi interrogativi attorno a un caso che continua a incuriosire e dividere l’opinione pubblica, lasciando spazio a nuove verifiche da parte degli investigatori.
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