Gorizia (venerdì 6 febbraio 2026) — La Corte d’Appello ha confermato le pene nei confronti degli imputati coinvolti nel processo per la morte di Stefano Borghes, il ragazzo di 13 anni deceduto nel 2020 dopo essere caduto in un pozzo all’interno di un parco a Gorizia.
di Matteo Della Bartola
Per il sindaco Rodolfo Ziberna è stata confermata la condanna a un anno e dieci mesi di reclusione. Confermate anche le pene a un anno e quattro mesi per Maurizio Boaro, Tiziana Gibelli e Marco Menato, all’epoca membri del consiglio di amministrazione della Fondazione Coronini Cronberg, proprietaria dell’area verde in cui avvenne la tragedia.
La Corte, presieduta dal giudice Paolo Alessio Vernì, ha invece assolto Raffaella Sgubin, ritenendo che il suo incarico nel consiglio di amministrazione si fosse concluso prima dei fatti. Assoluzione anche per Bruno Pascoli, per il quale i giudici hanno stabilito l’assenza di un ruolo operativo nella gestione della vicenda.
La sentenza conferma dunque l’impianto accusatorio sostenuto dalla pubblico ministero Maddalena Chergia, in linea con la ricostruzione dell’avvocato Salvatore Spitaleri, legale dei genitori di Stefano Borghes, costituiti parte civile nel processo. Secondo l’accusa, alla base della tragedia vi sarebbero state gravi omissioni legate alla sicurezza del parco.
In aula erano presenti anche i genitori del giovane, che hanno seguito la lettura del dispositivo. Al momento non sembrano probabili ulteriori ricorsi contro la decisione della Corte d’Appello.
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