Trieste (venerdì 6 febbraio 2026) — Sentenza storica al Tribunale di Trieste, dove per la prima volta in Italia è stata riconosciuta giudizialmente la maternità di una donna deceduta, madre intenzionale di due bambine nate da un percorso di procreazione medicalmente assistita condiviso con la propria compagna.
di Matteo Della Bartola
La decisione riguarda Federica Fontana, professoressa di Archeologia greca e romana all’Università di Trieste, scomparsa nel maggio 2024 all’età di 61 anni dopo una lunga malattia. Fontana aveva desiderato, programmato e condiviso la nascita delle figlie, oggi di otto e quattro anni, pur non avendo con loro un legame biologico diretto. Alla nascita delle bambine, tuttavia, non era stato possibile procedere al riconoscimento della genitorialità poiché la dichiarazione risultava all’epoca in contrasto con la normativa vigente.
Dopo la morte della docente, la compagna Emanuela Murgia ha promosso un’azione giudiziaria con l’obiettivo di garantire alle minori il pieno riconoscimento del legame genitoriale con la madre intenzionale. Il Tribunale ha accolto la richiesta, dichiarando le bambine figlie di entrambe le madri e disponendo l’attribuzione del cognome di Federica Fontana.
Grazie alla sentenza, le due bambine potranno ora beneficiare di tutte le tutele giuridiche, successorie e previdenziali previste per le figlie, diventando a tutti gli effetti eredi legittime.
Il procedimento è stato seguito pro bono dalle avvocate di Rete Lenford – Avvocatura per i diritti Lgbti+ – Patrizia Fiore, Manuel Girola, Valentina Pontillo e Giulia Patrassi Leopardi, che hanno definito l’azione giudiziaria strategica per la tutela dei diritti fondamentali dei minori nati in famiglie omogenitoriali.
«È una sentenza che restituisce dignità giuridica a una storia familiare segnata da una perdita gravissima – ha commentato l’avvocata Patrizia Fiore – e riafferma il primato dell’interesse delle minori alla continuità affettiva, identitaria e giuridica». Le avvocate Giulia Patrassi e Valentina Pontillo hanno sottolineato come il Tribunale abbia stabilito che «il rapporto di filiazione può essere accertato anche nei confronti di una madre deceduta, quando risulti provata la volontà procreativa condivisa».
Secondo l’avvocato Manuel Girola, la decisione riconosce l’azione di stato come strumento idoneo a colmare un vuoto di tutela nei casi in cui non sia più possibile il riconoscimento volontario, aprendo la strada anche ad altre situazioni analoghe. Il presidente di Rete Lenford, Vincenzo Miri, ha infine evidenziato che la sentenza ha superato «l’ostacolo dell’impossibilità di procedere al riconoscimento della genitorialità in assenza di una preventiva dichiarazione».
Tag: genitorialità, sentenza, Trieste Last modified: Febbraio 6, 2026

