Monfalcone (venerdì 12 dicembre 2025) — A Monfalcone il Comune ha emesso un’ordinanza che vieta i raduni di preghiera collettiva nei locali dell’associazione Dzemat, mettendo fine – secondo l’amministrazione – alla terza e ultima moschea abusiva presente in città. A darne l’annuncio è stata l’europarlamentare della Lega Anna Maria Cisint, già sindaca e oggi consigliere comunale con delega alla sicurezza e alla lotta alla radicalizzazione, che rivendica il risultato come “un ripristino della legalità”.
di Matteo Della Bartola
Secondo Cisint, i locali utilizzati dall’associazione avrebbero infatti una destinazione d’uso commerciale e direzionale, “del tutto incompatibile con l’esercizio del culto”. Da qui il provvedimento che richiama al rispetto delle norme urbanistiche previste dal Piano regolatore.
L’ex sindaca sostiene che, nonostante le sentenze del Consiglio di Stato che nei mesi scorsi avevano confermato la linea del Comune su altri casi analoghi, alcuni membri della comunità islamica “hanno preferito proseguire nell’illegalità aprendo un’altra moschea abusiva”. A suo dire, questi spazi diventerebbero “enclave dove troppo spesso si predica all’odio verso l’Occidente”, espressioni forti che riaccendono un dibattito già teso in città.
Cisint annuncia inoltre che la Lega sta lavorando a livello nazionale a un nuovo impianto normativo sui luoghi di culto: “Nei prossimi mesi sarà presentato, ma da Monfalcone arriva un segnale chiaro: i sindaci già oggi possono intervenire per chiudere i centri islamici abusivi”.
Durissima la reazione delle opposizioni. La deputata del Partito Democratico Debora Serracchiani accusa Cisint di “avvelenare il clima” e critica l’inerzia del Governo e della Regione guidata da Massimiliano Fedriga.
“Si rischia una bomba a orologeria – afferma Serracchiani – con conseguenze per i cittadini e anche per Fincantieri. Nel mirino finiscono persino musulmani provenienti da Paesi europei. Un amministratore deve dare soluzioni, non creare problemi e poi amplificarli”.
Sulla stessa linea il capogruppo dem in Consiglio regionale, Diego Moretti, che parla di “clima tossico e divisivo” e invita l’amministrazione a individuare una soluzione strutturale.
“Il Comune – afferma – deve assumersi le proprie responsabilità, modificare il Piano regolatore e concordare con la comunità islamica un’area dedicata al culto. Continuare a scaricare il problema sui Comuni vicini significa esasperare la situazione. Viene quasi da chiedersi se non sia questo l’obiettivo dell’amministrazione”.
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