Trieste (giovedì 27 novembre 2025) — Una flessione minima, ma lontana dal rappresentare un cambio di tendenza: nei primi nove mesi del 2025 in Friuli Venezia Giulia si sono registrati 11.502 infortuni sul lavoro, in calo dell’1% rispetto allo stesso periodo del 2024. Gli incidenti mortali sono stati 14, uno in meno rispetto ai 15 dell’anno precedente.
di Matteo Della Bartola
A diffondere i dati – elaborati sulle tabelle mensili Inail – è la Cgil, in occasione del convegno “Morire di lavoro”, che si è svolto questa mattina al Teatro Miela di Trieste su iniziativa della Camera del Lavoro e della Fillea, il sindacato che rappresenta i lavoratori delle costruzioni e del legno-arredo.
L’analisi territoriale evidenzia un aumento degli infortuni a Trieste (+1,8%), una situazione stabile a Pordenone, un lieve calo a Udine (-0,4%) e una flessione più marcata a Gorizia (-8,6%).
A livello settoriale, l’edilizia si conferma tra i comparti più colpiti: quasi il 10% degli infortuni “in occasione di lavoro” – ovvero quelli esclusi gli incidenti in itinere – riguarda il settore delle costruzioni (756 su 7.879), dove si sono verificati anche 2 dei 14 incidenti mortali registrati quest’anno in regione. Un dato già elevato, che potrebbe essere sottostimato: in circa un quarto dei casi, infatti, non è indicato il settore di appartenenza del lavoratore coinvolto.
Il quadro regionale si inserisce in una tendenza nazionale altrettanto preoccupante: tra gennaio e settembre si contano 784 morti sul lavoro in Italia, con un incremento rispetto allo scorso anno. Una situazione che, secondo i sindacati, ha assunto i contorni di una vera e propria crisi strutturale.
“Siamo di fronte a un’emergenza infinita diventata normalità: l’Italia viaggia a una media di tre morti sul lavoro al giorno, nella colpevole latitanza della politica e delle istituzioni”, denunciano Elisabetta Faidutti (Fillea FVG) e Massimo Marega (Cgil Trieste).
Dal convegno è emersa la richiesta di interventi più incisivi su controlli, prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro, affinché le statistiche non restino soltanto numeri, ma si traducano in azioni concrete per tutelare la vita dei lavoratori.
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