Trieste (venerdì 19 dicembre 2025) — Il clima tra i sindacati di polizia e il presidente di Ics, Gianfranco Schiavone, si fa sempre più teso. Dopo le recenti dichiarazioni dei vertici del Consorzio italiano di solidarietà sulla gestione dell’immigrazione a Trieste e sul ruolo della questura, il Sap e il Siulp intervengono con dure prese di posizione, respingendo le accuse e difendendo l’operato della Polizia.
di Matteo Della Bartola
Il Sindacato autonomo di polizia parla senza mezzi termini di un atteggiamento che ritiene inaccettabile. In una nota, il Sap denuncia come “il paladino della cosiddetta accoglienza continui a pretendere e criticare gli uffici, come se i compiti e la direzione delle forze di Polizia fossero a lui delegati e dedicati esclusivamente alla tematica di suo interesse, per la quale peraltro percepisce corposi finanziamenti pubblici”.
Il segretario regionale del Sap, Lorenzo Tamaro, punta direttamente il dito contro Schiavone, ricordando che “molti fatti di cronaca hanno visto coinvolti, o protagonisti in negativo, suoi ospiti”, circostanza che alimenterebbe “forti perplessità sulla gestione delle strutture, dove di fatto non c’è un concreto controllo delle persone accolte”. Al contrario, il Sap rivendica il lavoro svolto dall’ufficio Immigrazione della questura di Trieste, definito da Tamaro “tra i più virtuosi e veloci d’Italia nell’evasione delle pratiche”. Una efficienza tale che, sottolinea il sindacato, “molti richiedenti asilo provengono da altre città e non soltanto dagli arrivi irregolari lungo i nostri confini”.
Tra i nodi principali richiamati dal Sap ci sono la “forte carenza di organico” che grava sull’ufficio Immigrazione e l’attività svolta in una sede definita “inadatta e insicura”. Secondo Tamaro, questa situazione è “il frutto di politiche scellerate e miopi dei precedenti esecutivi, fatte di tagli e blocco del turn-over”. Nonostante ciò, aggiunge, “il virtuosismo dell’ufficio è dovuto all’impegno degli operatori di Polizia, che spesso lavorano il doppio delle ore per garantire il servizio”. Per il Sap, infine, “è impensabile continuare a gestire ulteriori arrivi e la permanenza sul territorio di immigrati irregolari”, motivo per cui il sindacato si dice fortemente contrario a nuove accoglienze non solo a Trieste, ma in tutte le province della regione.
Alle critiche di Schiavone replica anche il Siulp. Il segretario provinciale Francesco Marino definisce i toni del presidente di Ics “sempre più grotteschi e surreali” e accusa la costruzione di un clima mediatico in cui “tutti gli attori esposti si scambiano dichiarazioni altisonanti, più rumorose che sensate, evitando accuratamente di assumersi responsabilità per le rispettive funzioni”.
Per il Siulp, il punto centrale restano le affermazioni che mettono in discussione il lavoro della Polizia. Schiavone, secondo Marino, “osa ancora una volta mettere in dubbio l’attività dell’ufficio Immigrazione della questura di Trieste, nonostante una mole di lavoro titanica, inversamente proporzionale alla progressiva riduzione del personale”. Un atteggiamento che il sindacato giudica inaccettabile: “Mettere in dubbio l’attività della Polizia equivale ad attaccare i sanitari durante le fasi più buie della recente pandemia”.
Marino allarga poi il ragionamento al sistema complessivo di gestione del fenomeno migratorio. Da un lato, osserva, una politica che ha costruito consenso sulla presunta capacità di governare i flussi; dall’altro, una rete di accoglienza “probabilmente più attenta a massimizzare le soluzioni alloggiative che a proporre reali strategie di integrazione sociale e culturale”. In questo contesto, conclude il Siulp, “la Polizia resta impropriamente l’unica istituzione chiamata a sopperire alle lacune del sistema, gestendo tutte le fasi del fenomeno. Non accettiamo lezioni da nessuno”.
Per queste ragioni, il sindacato definisce “irrispettosa e irricevibile” la tesi secondo cui il fenomeno delle persone che vivono in strada a Trieste sarebbe dovuto principalmente al fatto che la Polizia impedirebbe ai migranti di presentare domanda d’asilo, respingendo al mittente ogni accusa in tal senso.
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