Trieste (giovedì 18 dicembre 2025) — “La casa circondariale di Trieste torna al centro dell’attenzione solo per un fatto di cronaca dai contorni negativi: l’evasione di una persona”. A dirlo, in una nota, è la garante comunale dei diritti dei detenuti Elisabetta Burla, che interviene sulla situazione del carcere del Coroneo all’indomani dell’episodio.
di Matteo Della Bartola
Un fatto che, sottolinea Burla, “fa scalpore”, anche se nell’ultima settimana in tutta Italia si sono registrate tre evasioni. “La tanto proclamata sicurezza – prosegue – mostra evidentemente delle falle. L’inasprimento delle pene, l’introduzione di nuovi reati e le restrizioni sempre più rigide all’accesso alle misure alternative e alle pene sostitutive hanno prodotto un solo risultato: l’aumento del numero delle persone detenute, anche per reati che non destano particolare allarme sociale, senza però un adeguamento degli organici della polizia penitenziaria e delle altre figure coinvolte”.
Secondo la garante, l’errore di fondo sta nel non aver agito nel rispetto dei principi costituzionali, che stabiliscono come la pena debba tendere alla rieducazione del condannato e non possa consistere in trattamenti contrari al senso di umanità. Guardando alla situazione del Coroneo, Burla evidenzia dati critici: a fronte di una capienza effettiva di 117 posti – dai 150 teorici vanno infatti sottratti gli spazi non disponibili per ristrutturazioni o inagibilità – i detenuti sono da quasi un anno circa 240. A questo si aggiunge una carenza di circa venti unità nella pianta organica della polizia penitenziaria, con personale spesso impegnato nei piantonamenti in strutture sanitarie e appesantito da procedure burocratiche che sottraggono tempo alla programmazione di percorsi individualizzati.
Burla critica inoltre l’idea di costruire nuovi istituti penitenziari lontani dal contesto cittadino, ritenendola un modo per “spostare l’attenzione dalla crisi strutturale del sistema carcerario”. Al contrario, secondo la garante, l’esecuzione delle pene attraverso misure alternative o pene sostitutive garantisce maggiori possibilità di risocializzazione e sicurezza, mentre “il carcere, così com’è oggi, annienta la speranza”.
La riflessione finale è particolarmente dura: “Per alcuni le lenzuola servono per evadere calandosi dalle mura, per altri per evadere definitivamente da questa vita”. Quest’anno, ricorda Burla, 76 persone detenute si sono tolte la vita, così come quattro persone che operavano a vario titolo all’interno delle carceri. “Serve una riflessione seria – conclude – e non fatta per slogan”.
Tag: carcere, coroneo, diritti dei detenuti, elisabetta burla, evasione, Trieste Last modified: Dicembre 18, 2025

