Trieste (martedì 24 febbraio 2026) — “Un onore essere rappresentati nel Consiglio comunale di Trieste, la più italiana delle città italiane”. Con queste parole Roberto Vannacci ha commentato sui social l’ingresso di Futuro Nazionale nell’aula consiliare del capoluogo giuliano. Il post, intitolato “Anche Trieste è futurista”, non richiama il movimento artistico fondato da Filippo Tommaso Marinetti, ma segna un passaggio politico che si è concretizzato nelle ultime ore.
di Matteo Della Bartola
Futuro Nazionale fa infatti il suo ingresso a Palazzo Cheba – sede del Comune di Trieste – grazie al cambio di gruppo del consigliere Salvatore Porro, che ha lasciato Fratelli d’Italia per aderire al movimento legato al generale Vannacci.
La decisione è maturata a margine della convocazione di una conferenza stampa da parte della componente triestina del movimento, durante la quale verranno presentati alcuni esponenti locali. “Sono contro la guerra, sono cattolico e sto con il Papa”, ha dichiarato Porro, spiegando le ragioni della scelta.
Intanto, sulla richiesta di utilizzo della sala giunta per la conferenza stampa emergono le prime polemiche. La prenotazione per venerdì 27 febbraio sarebbe stata avanzata a nome della maggioranza, senza indicare il richiedente e senza specificare nell’oggetto un tema preciso. Un dettaglio che ha già sollevato qualche perplessità negli ambienti politici cittadini.
Se a livello nazionale Vannacci si è progressivamente smarcato dalle forze di governo, sostenendo che solo Futuro Nazionale possa incarnare pienamente l’orizzonte sovranista, a Trieste gli equilibri del centrodestra appaiono ancora tutti da ridefinire. La competizione interna per la leadership dell’area più conservatrice potrebbe assumere tratti tipicamente locali, in una dinamica che qualcuno già definisce un “particolarismo triestino” in chiave tutta italiana.
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