Scritto da 9:21 am Trieste, Cronaca

Cure non volute dopo l’ictus, la Corte d’Appello ribalta la sentenza: restituito il risarcimento ad Asugi

Trieste (martedì 13 gennaio 2026) — Dovrà essere restituito il risarcimento riconosciuto in primo grado all’avvocato Giovanna Augusta de’ Manzano per le cure considerate “non volute” somministrate al padre, colpito da ictus. La Corte d’Appello ha infatti ribaltato la sentenza del Tribunale pronunciata il 19 dicembre 2024, accogliendo l’impugnazione presentata dall’Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina (Asugi).

di Matteo Della Bartola

Con la decisione del 5 gennaio scorso, la Corte presieduta dal giudice Marina Vitulli ha stabilito che i figli del signor de’ Manzano dovranno restituire i 25mila euro già incassati a titolo di risarcimento, oltre a farsi carico delle spese di entrambi i gradi di giudizio. L’importo complessivo ammonta a circa 55mila euro. Asugi è stata assistita dall’avvocato Giovanni Borgna, mentre Giovanna de’ Manzano è difesa dall’avvocato Silvia Piemontesi.

La vicenda risale al 2018, quando l’uomo fu colpito da ictus e ricoverato alla Stroke Unit dell’ospedale di Cattinara. La figlia, nominata amministratrice di sostegno, aveva chiesto l’interruzione dell’idratazione e dell’alimentazione artificiale, considerate cure mediche, e il trasferimento del padre. I sanitari avevano però respinto entrambe le richieste. Solo successivamente, con l’intervento del giudice tutelare, il paziente fu trasferito alla struttura Salus, che accettò di ospitarlo e di interrompere i trattamenti, compresa l’alimentazione forzata.

Giovanna Augusta de’ Manzano, avvocato del foro di Trieste, aveva quindi citato in giudizio Asugi. In primo grado, il giudice Gloria Carlesso aveva condannato l’azienda sanitaria al risarcimento di 25mila euro in favore del paziente.

Nel ricorso depositato il 10 gennaio 2019 per la nomina ad amministratrice di sostegno, de’ Manzano aveva riferito che il padre non parlava, non si muoveva, non riconosceva i familiari e soffriva di disfagia, rendendo necessaria la nutrizione tramite sondino naso-gastrico. Negli atti, la figlia sosteneva inoltre che l’uomo reagisse alle cure “scuotendo il capo, strappandosi la flebo e il sondino”.

La Corte d’Appello ha però rilevato che nel ricorso per la nomina ad Ads «non veniva esposta alcuna narrazione della volontà del paziente», né risultava esplicita «l’intenzione di sospendere i trattamenti sanitari in corso». I giudici hanno ritenuto le perplessità dei sanitari «tutt’altro che pretestuose», sottolineando che né nel primo ricorso né nel provvedimento di nomina dell’amministratore di sostegno fosse contenuta una ricostruzione dell’effettiva volontà del paziente.

Nel provvedimento viene inoltre richiamata la giurisprudenza della Corte Costituzionale, secondo cui «il conferimento della rappresentanza esclusiva in ambito sanitario non comporta automaticamente il potere di rifiutare trattamenti sanitari necessari al mantenimento in vita».

«La Corte d’Appello ha riequilibrato la situazione – ha commentato l’avvocato di Asugi Giovanni Borgna – accertando che, al di là di principi astratti, il comportamento dell’azienda sanitaria è stato ineccepibile».

Non si esclude però un nuovo capitolo giudiziario. L’avvocato Silvia Piemontesi ha annunciato l’intenzione di impugnare la sentenza in Cassazione: «Preso atto delle motivazioni della Corte d’Appello, mi riservo di formalizzare il ricorso alla Corte di Legittimità, che peraltro ha già avuto modo di intervenire in modo significativo su questa materia».

Dal canto suo, Giovanna Augusta de’ Manzano ribadisce il senso della battaglia intrapresa: «Non è motivata da interessi personali, ma dalla volontà di tutelare tutte le persone che oggi o domani potrebbero trovarsi in una condizione di sofferenza e di violazione dei propri diritti, come è accaduto a mio padre».

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Tag: , , , , , , Last modified: Gennaio 13, 2026
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