Trieste (martedì 13 gennaio 2026) — La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato da Sebastiano Visintin contro il diniego di una nuova perizia medico-legale sulla salma di Liliana Resinovich. La decisione è stata assunta dalla Prima sezione penale, presieduta dal giudice Giacomo Rocchi.
di Matteo Della Bartola
Oltre al rigetto del ricorso, i giudici di legittimità hanno condannato Visintin al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3mila euro alla Cassa delle Ammende.
Il marito di Liliana Resinovich, assistito dagli avvocati Paolo e Alice Bevilacqua, aveva impugnato l’ordinanza sostenendo la necessità di una nuova perizia «in considerazione degli opposti esiti delle consulenze disposte dall’ufficio del pubblico ministero nel corso delle indagini preliminari». L’obiettivo della richiesta era quello di accertare con maggiore precisione le cause e le modalità della morte, la data del decesso e il luogo di permanenza della salma.
La Cassazione ha però ritenuto il ricorso infondato e inammissibile. Nelle motivazioni, i giudici hanno evidenziato «profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità emergenti dal ricorso», giustificando così sia la condanna alle spese sia l’ammenda.
Secondo la Suprema Corte, l’ordinanza emessa lo scorso giugno dal Gip di Trieste – che aveva accolto la richiesta del pubblico ministero e respinto l’istanza di Visintin di procedere con le forme dell’incidente probatorio – non può essere considerata “abnorme” e non rientra tra i casi per i quali è ammesso il ricorso in Cassazione.
La decisione chiude quindi, almeno sul piano processuale, la possibilità di una nuova perizia medico-legale sulla salma di Liliana Resinovich.
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