Trieste (sabato 31 gennaio 2026) — Nuovo sviluppo nel processo per la morte di Giulio Regeni. La Corte costituzionale ha accolto la questione di legittimità sollevata dalle difese dei quattro 007 imputati, aprendo la strada alla ripresa del procedimento giudiziario, finora bloccato su nodi procedurali legati al diritto di difesa.
di Matteo Della Bartola
Al centro della decisione della Consulta c’è il tema dei costi delle consulenze tecniche nei casi in cui gli imputati siano assistiti da difensori d’ufficio. I giudici del Tribunale di Roma avevano disposto una perizia sulla traduzione di un documento in lingua araba ritenuto rilevante ai fini del giudizio. A quel punto, i legali degli imputati avevano chiesto di poter nominare un consulente tecnico di parte con spese a carico dello Stato, richiesta respinta dall’attuale normativa.
Proprio su questo aspetto gli avvocati avevano sollevato una questione di costituzionalità, contestando il fatto che l’ordinamento non preveda, in situazioni simili, l’anticipazione dei costi da parte dello Stato, con il rischio di comprimere il diritto di difesa degli imputati.
La Corte costituzionale ha dato loro ragione, chiarendo che il consulente tecnico rappresenta una “parte integrante dell’ufficio di difesa”. Di conseguenza, ha stabilito che qualsiasi limitazione alla possibilità per l’imputato di avvalersi del contributo di un consulente si traduce in una lesione del diritto di difesa garantito dalla Costituzione.
La pronuncia della Consulta rimuove così uno degli ostacoli principali che avevano fermato il procedimento, consentendo ora la ripresa del processo su uno dei casi giudiziari più complessi e delicati degli ultimi anni, che continua a richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni sul piano nazionale e internazionale.
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