Trieste (giovedì 4 settembre 2025) — In attesa che il ministro della Cultura Alessandro Giuli prenda una decisione definitiva sulla nomina del nuovo sovrintendente del Teatro Verdi di Trieste, sulla Fondazione si abbatte un duro colpo: una sentenza del giudice del lavoro del Tribunale di Trieste Paolo Ancona che ordina la reintegrazione della direttrice amministrativa licenziata il 4 marzo 2023. Nella motivazione, si legge chiaramente come la condotta della Fondazione, tra l’8 gennaio 2022 e il 4 marzo 2023, configuri una vera e propria fattispecie di mobbing.
di Matteo Della Bartola
Un verdetto grave per un’istituzione culturale in cui siedono, nel Consiglio di indirizzo, rappresentanti di Comune, Regione e Ministero. La sentenza rischia di pesare anche sulla posizione del sovrintendente uscente Giuliano Polo, la cui riconferma è stata proposta – ma non all’unanimità – dallo stesso Consiglio.
Il tribunale ha inoltre condannato la Fondazione a pagare: un’indennità risarcitoria pari a 12 mensilità dell’ultima retribuzione (4.023 euro ciascuna); i contributi previdenziali dal giorno del licenziamento fino alla reintegrazione; un risarcimento di 27.756 euro per danno non patrimoniale più interessi; 3.965 euro per danno patrimoniale; le spese legali e quelle dei consulenti tecnici d’ufficio.
Per Mario Leotta, segretario provinciale Fials, la sentenza richiama l’urgenza di “trasparenza e correttezza nella gestione di una realtà culturale così importante”. Leotta, inoltre, lamenta di non aver potuto accedere agli atti relativi alla selezione per l’assunzione a tempo indeterminato del direttore del personale, tema su cui il sindacato ha presentato ricorso.
Secondo Massimo Albanesi, segretario regionale Fistel Cisl, il riconoscimento giudiziario del mobbing rappresenta “un campanello d’allarme sulla gestione delle risorse umane all’interno del Verdi”.
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