Trieste (mercoledì 11 febbraio 2026) — La qualità dell’aria in Italia mostra segnali di lieve miglioramento, ma non abbastanza per poter abbassare la guardia. È questo il messaggio lanciato da Legambiente nel suo consueto report annuale dedicato all’inquinamento atmosferico nei centri urbani. Attualmente sono 13 le città italiane fuori legge per il superamento dei limiti, e tra queste non compare alcun capoluogo del Friuli Venezia Giulia.
di Matteo Della Bartola
Nel complesso, infatti, Udine, Pordenone, Gorizia e Trieste rientrano nei parametri attuali. Gorizia e Trieste, in particolare, si distinguono per la migliore qualità dell’aria a livello regionale. Tuttavia, lo scenario potrebbe cambiare radicalmente nel 2030, quando entreranno in vigore limiti europei più stringenti: con i nuovi parametri, l’intera regione rischia di trovarsi fuori norma.
A Udine i valori restano entro i limiti di legge sia per le polveri sottili (Pm10), che si attestano a 16 microgrammi per metro cubo, sia per le polveri ultrasottili (Pm2,5), pari a 12 microgrammi per metro cubo, ancora più pericolose per la salute. Proprio su questo secondo dato, però, il capoluogo friulano dovrà intervenire: dal 2030 il limite sarà abbassato a 10 microgrammi per metro cubo.
Situazione più delicata a Pordenone, che registra le concentrazioni più elevate in regione sia di polveri sottili sia di ultrasottili, pur restando formalmente nei limiti attuali. Le Pm10 raggiungono i 19 microgrammi per metro cubo, a un passo dal futuro limite fissato a 20, mentre le Pm2,5 si attestano a 13 microgrammi. Per rispettare i parametri del 2030 sarà necessario ridurre le emissioni del 23 per cento. A pesare è anche l’alta concentrazione di biossido di azoto, inquinante legato soprattutto al traffico veicolare: il valore attuale è di 25 microgrammi per metro cubo, quando il tetto previsto tra quattro anni sarà di 20.
Gorizia si conferma tra le città più virtuose del Friuli Venezia Giulia. È il capoluogo con la minore concentrazione di polveri sottili, pari a 15 microgrammi per metro cubo, mentre per le polveri ultrasottili registra 11 microgrammi. Un dato positivo oggi, ma che nel 2030 comporterebbe il superamento dei nuovi limiti, rendendo necessaria una riduzione delle emissioni del 9 per cento.
Anche Trieste si difende bene sul fronte delle polveri sottili (16 microgrammi per metro cubo) e ultrasottili (10 microgrammi), valore che la renderebbe già conforme ai limiti del 2030, unica in regione sotto questo profilo. Restano però criticità legate al biossido di azoto: con 21 microgrammi per metro cubo, il capoluogo regionale figura insieme a Pordenone tra le 40 città italiane con le concentrazioni più elevate di questo gas. Per rientrare nei parametri futuri sarà necessario ridurre le emissioni del 3 per cento.
Il quadro regionale, dunque, è incoraggiante rispetto al resto del Paese, ma il margine di miglioramento resta limitato. Con l’orizzonte del 2030 sempre più vicino, per il Friuli Venezia Giulia la sfida sarà trasformare i segnali positivi in un percorso strutturale di riduzione delle emissioni.
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