Trieste (venerdì 6 febbraio 2026) — «Leggo dai giornali che sarei indagato nell’inchiesta per riciclaggio, ma né io né il mio avvocato abbiamo ricevuto alcuna notifica. Se domani verrò indagato me lo dirà la magistratura, ma al momento esiste solo un grave danno di immagine nei miei confronti. Non è normale». Così Mauro Milanese, ex amministratore unico della Triestina ai tempi della presidenza del compianto Mario Biasin, interviene pubblicamente in merito all’indagine della Guardia di finanza coordinata dalla Procura della Repubblica di Trieste, che coinvolgerebbe complessivamente 15 persone.
di Matteo Della Bartola
Milanese respinge ogni addebito e sottolinea come, a oggi, non gli sia stato notificato alcun atto formale. «Nessuna comunicazione, nemmeno via Pec – spiega –. Eppure la notizia è finita ovunque, nonostante io mi consideri completamente estraneo ai fatti. Sono caduto dalle nuvole». Nel comunicato diffuso dalla Guardia di finanza si fa riferimento a un arco temporale compreso tra il 2022 e il 2025, ma non viene citata la società che Milanese amministrava all’epoca.
L’ex dirigente tiene inoltre a chiarire il proprio ruolo dopo la morte di Mario Biasin, avvenuta in Australia. «In quel momento mi dimetto da amministratore unico, perché non possedevo quote della società», afferma. In quel frangente, Milanese avrebbe avuto circa venti giorni di tempo per individuare potenziali acquirenti in grado di evitare il fallimento della Triestina.
Secondo la sua ricostruzione, tramite Andrea Centofanti – anche lui indicato tra i presunti indagati – sarebbe arrivato ad Atlas uno dei numerosi clienti seguiti. Milanese racconta di aver conosciuto Giacomini nel proprio studio di Milano, dopo il rogito, precisando che la compravendita della società fu gestita esclusivamente dagli eredi Biasin. «Io ho assistito al rogito, nulla di più», ribadisce, citando anche Gianni Paladini, allora presidente del Queens Park Rangers, club inglese in cui aveva militato come calciatore tra il 2005 e il 2007.
«Lo chiamai, come chiamai tanti altri presidenti e persone del mondo del calcio che conosco da anni – spiega –. L’obiettivo era uno solo: salvare la Triestina». Da quel percorso si arrivò all’ingresso di Stardust e Atlas, con Giacomini che acquisì la società, scongiurò il fallimento e riportò inizialmente entusiasmo in città.
Un entusiasmo che si affievolì nel corso della stagione, conclusa però con una salvezza insperata nei playout contro il San Giuliano City, grazie al gol decisivo di Tavernelli che garantì la permanenza in Serie C all’Unione. Dopo la salvezza, Atlas lasciò il club e subentrò Ben Rosenzweig, accolto come il possibile rilancio della società con promesse di investimenti e progetti a lungo termine.
La realtà sportiva si rivelò però più complessa: tra problemi strutturali, cambi di allenatore, l’esonero e il ritorno di Attilio Tesser e una nuova salvezza sul campo, la Triestina finì anche sotto la lente della procura federale. Penalizzazioni, stipendi arretrati, inibizioni e sanzioni contribuirono a un progressivo peggioramento del quadro societario.
Oggi la vicenda giudiziaria è ancora in evoluzione. E mentre Milanese ribadisce la propria estraneità ai fatti, resta la sensazione che l’inchiesta – e le sue conseguenze – non abbia ancora scritto l’ultimo capitolo.
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