Trieste (mercoledì 14 gennaio 2026) — L’Associazione Luca Coscioni esprime “forte preoccupazione” dopo la decisione della Corte d’Appello di Trieste sul caso di Claudio de’ Manzano, l’84enne colpito da ictus nel 2018. La corte ha riformato la sentenza di primo grado, che aveva condannato l’Asugi al pagamento di 25mila euro ai figli del paziente. Ora, invece, Giovanna e Francesco de’ Manzano dovranno restituire all’azienda sanitaria anche le spese legali, per un totale di oltre 55mila euro.
di Matteo Della Bartola
Secondo Filomena Gallo, avvocata e segretaria nazionale dell’associazione Luca Coscioni, la decisione potrebbe avere conseguenze importanti sull’effettiva applicazione della legge 219 del 2017, relativa al consenso informato e alle scelte di fine vita.
“La legge sul consenso informato tutela la libertà e la dignità della persona e non può trasformarsi in uno scudo difensivo per le strutture sanitarie — spiega Gallo —. In questa vicenda, la volontà del paziente, ricostruita dai familiari in assenza di disposizioni anticipate di trattamento, è stata di fatto disattesa. Si rischia così di svuotare nella pratica una legge nata per garantire diritti fondamentali, non per limitarli”.
Claudio de’ Manzano era stato ricoverato per un grave ictus che gli aveva provocato afasia globale, disfagia severa e grave disabilità. In assenza di disposizioni anticipate di trattamento, la figlia Giovanna, nominata amministratore di sostegno, aveva richiesto il rispetto della volontà del padre di non proseguire i trattamenti vitali. L’Asugi aveva inizialmente proseguito le terapie fino a quando il giudice tutelare autorizzò le dimissioni e il trasferimento del paziente in una struttura privata, dove le cure furono interrotte fino alla morte.
In primo grado, l’azienda sanitaria era stata condannata al risarcimento, ma la decisione è stata ribaltata in appello.
“Questa sentenza solleva interrogativi profondi sul ruolo dei sanitari e sul peso effettivo della volontà del paziente quando non è formalizzata in un documento scritto — conclude Gallo —. Ribadiamo la nostra piena solidarietà ai figli di Claudio de’ Manzano e continueremo a batterci affinché la legge 219 venga applicata in modo coerente, rispettando davvero l’autodeterminazione delle persone, soprattutto nei momenti più fragili della loro vita”.
Tag: associazione luca coscioni, caso de manzano, fine vita, Trieste Last modified: Gennaio 14, 2026

