Trieste (sabato 30 agosto 2025) — Condizioni definite “subumane” per detenuti e agenti della polizia penitenziaria all’interno del carcere del Coroneo di Trieste. A denunciarlo sono stati, a seguito di un sopralluogo, la Camera Penale di Trieste e l’associazione “Nessuno tocchi Caino”, che hanno evidenziato problematiche ormai strutturali, comuni a gran parte degli istituti penitenziari italiani.
di Matteo Della Bartola
A Trieste la situazione appare particolarmente grave: la capienza regolamentare dell’istituto sarebbe di 150 detenuti, attualmente ridotta a 135 per via di lavori in corso, ma i presenti superano le 230 unità. Un sovraffollamento che raggiunge il 170%. La maggior parte dei detenuti – circa due su tre – proviene da Paesi stranieri, dato influenzato anche dai flussi migratori lungo la rotta balcanica. Inoltre, circa la metà delle persone recluse si trova in custodia cautelare, quindi in attesa di giudizio, una condizione che rende difficoltoso qualsiasi percorso di rieducazione.
Alla conferenza stampa odierna sono intervenuti, tra gli altri, Sabina Della Putta (presidente della Camera Penale di Trieste), Alessandro Cuccagna (presidente dell’Ordine degli Avvocati), Elisabetta Zamparutti (tesoriera di “Nessuno tocchi Caino”) ed Elisabetta Burla (garante dei detenuti di Trieste). Proprio Zamparutti ha sottolineato che “in alcune celle si supera la soglia minima di vivibilità fissata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, ovvero tre metri quadrati per detenuto”.
Alle problematiche legate al sovraffollamento si aggiunge la cronica carenza di personale di polizia penitenziaria, una criticità più volte sollevata anche dalle organizzazioni sindacali del settore.
La situazione del carcere di Coroneo, secondo i partecipanti, impone un intervento urgente e strutturale per garantire il rispetto dei diritti fondamentali di tutte le persone coinvolte, detenuti e operatori inclusi.
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