Trieste (venerdì 13 febbraio 2026) — Giovedì 5 febbraio la Rizzani de Eccher ha presentato al tribunale di Trieste un’istanza per il “concordato in continuità”, una procedura che permette alle imprese in difficoltà di ristrutturare i debiti continuando l’attività e salvaguardando l’occupazione. A ricordarlo è stata oggi la CGIL nel corso di una conferenza stampa nella sede di via Pondares.
di Matteo Della Bartola
«La procedura consente di bloccare le azioni esecutive sui debiti anteriori al 4 febbraio e garantisce la continuità delle opere aziendali, previa attestazione di un professionista indipendente sulla convenienza per i creditori rispetto al fallimento – ha spiegato Massimo Marega, segretario provinciale della Cgil –. È un passo fondamentale per salvaguardare i posti di lavoro».
La crisi dell’azienda ha però bloccato il maxi cantiere legato al progetto della Regione Friuli Venezia Giulia, che prevede l’ampliamento e la ristrutturazione del principale ospedale di Trieste. Il piano include il collegamento tra le due torri esistenti, la realizzazione della nuova sede dell’IRCCS Burlo Garofolo e la costruzione di due nuove torri, per un valore complessivo di 145 milioni di euro, di cui 115 milioni destinati alle opere edili.
Nel cantiere sono coinvolte 20 ditte in subappalto, mentre Rizzani de Eccher impiegava una decina di operai, oggi spostati su altri cantieri. «Tre quarti del cantiere sono fermi dallo scorso agosto – ha sottolineato Marega –. Sono chiusi i lavori del padiglione servizi inter-aziendali, della terza torre e della sede principale del nuovo Burlo. Solo tre operai lavorano nell’area per l’ampliamento del pronto soccorso e la costruzione della nuova camera iperbarica, avviata circa tre anni fa».
Il sindacato chiede l’immediata ripresa dei lavori per ridurre i disagi quotidiani e garantire il completamento delle opere nei tempi previsti.
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