Scritto da 9:47 am Trieste, Cronaca

Opicina, l’appello dei familiari: “Offesa alla memoria delle vittime, l’area del poligono attende ancora la riqualificazione”

Trieste (sabato 13 dicembre 2025) — “Nonostante le ripetute promesse delle autorità, nell’area del poligono di Opicina rimane tuttora ostacolato il dignitoso ricordo delle vittime del processo, dei 70 ostaggi fucilati nel 1944 e delle decine di partigiani uccisi negli ultimi mesi di guerra. Ulteriori ritardi nella riqualificazione dell’area costituiscono un’offesa alla memoria di tutte le vittime”. È un appello forte e carico di dolore quello che accompagna l’84° anniversario della conclusione del cosiddetto “secondo processo di Trieste”, che ricorre domani, 14 dicembre.

di Matteo Della Bartola

Il procedimento giudiziario, celebrato dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato, fu un processo a senso unico che si concluse con la condanna a morte di cinque antifascisti sloveni: Viktor Bobek, Ivan Ivančič, Simon Kos, Pinko Tomažič e Ivan Vadnal. Anche quest’anno la cerimonia commemorativa si svolgerà in un’area degradata, da tempo in attesa di una riqualificazione più volte annunciata e mai portata a termine.

Proprio le persistenti criticità del sito hanno spinto a mobilitarsi i familiari delle vittime del processo. Residenti a Trieste e in Slovenia, hanno raccolto numerose firme per chiedere una sistemazione definitiva dell’area. “Esprimiamo rammarico per il fatto che i ripetuti appelli alla creazione di un parco della pace siano rimasti senza risposta”, si legge nella richiesta, rivolta sia alle autorità italiane sia a quelle slovene. L’obiettivo è un impegno concreto per una adeguata conservazione della memoria delle vittime, a partire dalla realizzazione e dalla cura di un vero parco della memoria.

Il Tribunale speciale si riunì eccezionalmente a Trieste per giudicare 60 imputati. Prima ancora dell’inizio del processo, in carcere morì Slavko Škamperle. Nei mesi successivi alla sentenza, altri quattro imputati – Andrej Čok, Edvard Mlekuž, Jakob Semec e Adolf Uršič – persero la vita in prigione a causa di malattie. “Anche le loro famiglie dovettero affrontare dolore e trauma”, ricordano i familiari delle vittime.

Le conseguenze del processo furono drammatiche anche per gli altri 50 imputati, molti dei quali subirono sofferenze fisiche e psicologiche permanenti. Un segno indelebile colpì anche i loro familiari e i discendenti. “Le indagini – spiegano ancora i parenti – iniziate già nel 1940, coinvolsero diverse centinaia di persone e provocarono, attraverso arresti e perquisizioni, sofferenze psicologiche e materiali a numerose famiglie in un’area oggi divisa tra Italia e Slovenia”.

Un giudizio storico e giuridico ormai consolidato accompagna questa memoria. Magistratura italiana e studiosi hanno più volte rilevato come il processo celebrato dal Tribunale speciale fosse profondamente iniquo. Una ragione in più, sottolineano i familiari, per restituire dignità ai luoghi della memoria e trasformare l’area del poligono di Opicina in uno spazio di ricordo, riflessione e pace.

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Tag: , , , , Last modified: Dicembre 13, 2025
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