Trieste (giovedì 29 gennaio 2026) — Nei primi nove mesi del 2025 la produzione metalmeccanica in Friuli Venezia Giulia registra ancora una flessione, ma con segnali di miglioramento rispetto all’anno precedente. Secondo un report di Confindustria Udine, diffuso dall’Ansa, il comparto meccanico segna un calo del 4,2 per cento, un dato negativo ma in netta attenuazione rispetto al −7,2 per cento registrato nel 2024.
di Matteo Della Bartola
Sul fronte del commercio internazionale, il bilancio appare decisamente più positivo. Tra gennaio e settembre 2025 l’export metalmeccanico regionale ha raggiunto quota 10,7 miliardi di euro, facendo segnare una crescita del 30,4 per cento rispetto allo stesso periodo del 2024. Un risultato trainato in larga parte dalla cantieristica navale: escludendo il comparto delle navi, infatti, le esportazioni mostrano una lieve flessione (−1,7 per cento), risentendo della debolezza del commercio mondiale.
Nel dettaglio dei settori, risultano in crescita le esportazioni di macchinari (+7,6 per cento) e di apparecchiature elettriche (+12,6 per cento), mentre restano in calo la metallurgia e l’elettronica.
Per quanto riguarda l’occupazione, nel periodo gennaio-settembre 2025 le ore di cassa integrazione autorizzate nel comparto metalmeccanico sono state circa 5,9 milioni, in lieve diminuzione (−1,8 per cento). Alla riduzione della cassa integrazione ordinaria si accompagna però un aumento di quella straordinaria, segnale di una situazione ancora complessa per alcune realtà produttive.
Nonostante un contesto internazionale segnato da incertezze, il report di Confindustria Udine evidenzia prospettive più incoraggianti per il futuro. «Le indicazioni provenienti dalle imprese – sottolineano gli industriali friulani – suggeriscono che il punto più basso del ciclo economico possa essere stato superato». Gli ordini mostrano segnali di lenta ripresa e le aspettative sono orientate verso un graduale ritorno alla crescita della produzione nel corso del 2026.
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