Sagrado (venerdì 12 dicembre 2025) — Si sono sottoposti al prelievo del Dna i tre indagati per la morte di Vito Mezzalira, il 66enne triestino scomparso nel 2019 e i cui resti ossei sono stati rinvenuti lo scorso 7 novembre in un pozzo della sua villetta a Sagrado. A presentarsi ai carabinieri – su disposizione del giudice – sono stati Mariuccia Orlando, compagna dell’ex postino, il figlio di lei Andrea Piscanec (entrambi difesi dall’avvocato Giovanni Di Lullo) e il fratellastro della donna, Moreno Redivo (assistito dall’avvocato Antonio Cattarini). I tre sono indagati per omicidio e occultamento di cadavere.
di Matteo Della Bartola
Il ritrovamento del pozzo ha rivelato dettagli inediti che potrebbero orientare le indagini: insieme alle ossa di Mezzalira sono stati recuperati anche una lattina di birra, un collare e lo scheletro di un cane. Oggetti e resti che, secondo gli inquirenti, potrebbero contenere tracce di Dna estraneo alla vittima e dunque utili a individuare un eventuale responsabile.
Nei giorni scorsi agli indagati era già stata recapitata una richiesta della Procura di Gorizia per il prelievo del Dna, ma nessuno dei tre si era presentato. “Nella prima convocazione non erano indicati elementi essenziali previsti dalla legge – chiarisce l’avvocato Di Lullo –. Una volta sanata la procedura, i miei assistiti si sono prestati spontaneamente”.
Stando a quanto trapela, quello di ieri sarebbe stato il primo incontro tra Orlando, Piscanec e Redivo dal giorno del rinvenimento dei resti. I tre, presenti contemporaneamente nella caserma dei carabinieri, non si sarebbero rivolti la parola.
Le ossa di Mezzalira erano state trovate in un pozzo nel giardino della casa, una struttura via via tombata nel tempo. L’intuizione investigativa era arrivata dopo l’analisi di immagini satellitari che evidenziavano modifiche sospette nell’area sul retro dell’abitazione.
È intanto fissata per metà dicembre l’udienza di incidente probatorio richiesta dalle difese per gli accertamenti sui resti. “Attendiamo l’incidente probatorio – afferma l’avvocato Cattarini – per conoscere ed eventualmente incidere sui quesiti che saranno posti ai periti del giudice”.
Le analisi genetiche e le perizie sui reperti recuperati nel pozzo saranno decisive per chiarire un giallo che, dopo quasi cinque anni dalla scomparsa di Mezzalira, rimane ancora avvolto da molte ombre.
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